Era ormai
da un bel pezzo che studiavo e studiavo e studiavo senza mai prendere il
coraggio a quattro mani per tentare la scalata del mostro sacro; siamo in
molti, credo, a considerare la pasta sfoglia in generale e i croissant in particolare
quella ricetta che :” E’ difficilissima, magari sgobbo due giorni e poi chissà
cosa viene fuori “, finisce così che si rimanda, si rimanda e si rimanda ancora
fino a quando un motivo qualsiasi o un puro e semplice moto di spregiudicatezza
ci fa dire :” Basta io ci provo e cosa viene viene! ”.
Per me è
stato più o meno così, questo, e una “necessità”, per così dire, un desiderio,
il desiderio di riassaporare i croissant come li mangiavo ai tempi dell’
università, assolutamente introvabili a Bologna; necessità che, per dirla
tutta, promuoveva in un colpo solo l’impresa da: “la montagna difficile da
scalare tipo Dolomiti “, a: “Missione impossibile tipo Everest”, perché io non
volevo un croissant qualsiasi, io volevo quelli e solo quelli.
A questo punto
dell’ avventura, dopo montagne di libri accatastati in ogni angolo della casa,
con segnalibri infilati ovunque, entra in gioco a vostra scelta o un’
illuminazione divina in stile “noi sulla via di Damasco” o, ed è molto più
probabile, la fortuna veramente sfacciata del principiante; mescolo le parti di
diverse ricette e tecniche, così come mi ispirano e in base a quanto mi
sembrano affidabili nel marasma di informazioni accumulate sull’argomento,
procedo all’esecuzione, sforno, assaggio e ….. non so
se vi è mai capitato di riassaggiare un qualche alimento legato ad un ricordo
importante o a qualcosa a cui tenete, si genera una specie di flash back in cui
si sommano profumi, immagini e
sensazioni, una cosa di un istante che è la somma di tutte le cose belle legate
a quel ricordo, è una sensazione bellissima.
Il mio
assaggio ha generato il flash back di una tersa mattina d’inverno, l’aria è
limpida, come le mattine invernali sanno essere a Firenze, frizzante, un sole
splendido mi solletica le guance, i cipressi carichi del loro verde intenso mi
fanno l’occhiolino di là d’Arno, nell’ aria c’è un meraviglioso profumo di
legna che arde, il forno della pizzeria sotto casa si sta preparando per
sfornare le pizze del pranzo, le mie
papille gustative stanno assaporando proprio Lui, o qualcosa di talmente simile
da sembrare quasi uguale, Il Croissant
di “Patrizio”.
La
felicità è totale, per aver deciso di provarci, perché i croissant sono venuti,
con tutti i pezzi al posto giusto, perché le ore di lavoro hanno dato un buon
risultato e perché qualche volta, in un tempo in cui sembra che non succeda più,
la cucina è ancora un luogo in cui se ti lanci sei premiato.
Cominciamo
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