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martedì 12 febbraio 2013

Sua maestà il croissant



Era ormai da un bel pezzo che studiavo e studiavo e studiavo senza mai prendere il coraggio a quattro mani per tentare la scalata del mostro sacro; siamo in molti, credo, a considerare la pasta sfoglia in generale e i croissant in particolare quella ricetta che :” E’ difficilissima, magari sgobbo due giorni e poi chissà cosa viene fuori “, finisce così che si rimanda, si rimanda e si rimanda ancora fino a quando un motivo qualsiasi o un puro e semplice moto di spregiudicatezza ci fa dire :” Basta io ci provo e cosa viene viene! ”.
Per me è stato più o meno così, questo, e una “necessità”, per così dire, un desiderio, il desiderio di riassaporare i croissant come li mangiavo ai tempi dell’ università, assolutamente introvabili a Bologna; necessità che, per dirla tutta, promuoveva in un colpo solo l’impresa da: “la montagna difficile da scalare tipo Dolomiti “, a: “Missione impossibile tipo Everest”, perché io non volevo un croissant qualsiasi, io volevo quelli e solo quelli.
A questo punto dell’ avventura, dopo montagne di libri accatastati in ogni angolo della casa, con segnalibri infilati ovunque, entra in gioco a vostra scelta o un’ illuminazione divina in stile “noi sulla via di Damasco” o, ed è molto più probabile, la fortuna veramente sfacciata del principiante; mescolo le parti di diverse ricette e tecniche, così come mi ispirano e in base a quanto mi sembrano affidabili nel marasma di informazioni accumulate sull’argomento, procedo all’esecuzione, sforno, assaggio e .. non so se vi è mai capitato di riassaggiare un qualche alimento legato ad un ricordo importante o a qualcosa a cui tenete, si genera una specie di flash back in cui si sommano  profumi, immagini e sensazioni, una cosa di un istante che è la somma di tutte le cose belle legate a quel ricordo, è una sensazione bellissima. 


Il mio assaggio ha generato il flash back di una tersa mattina d’inverno, l’aria è limpida, come le mattine invernali sanno essere a Firenze, frizzante, un sole splendido mi solletica le guance, i cipressi carichi del loro verde intenso mi fanno l’occhiolino di là d’Arno, nell’ aria c’è un meraviglioso profumo di legna che arde, il forno della pizzeria sotto casa si sta preparando per sfornare le pizze del pranzo,  le mie papille gustative stanno assaporando proprio Lui, o qualcosa di talmente simile da sembrare quasi uguale,  Il Croissant di “Patrizio”.
La felicità è totale, per aver deciso di provarci, perché i croissant sono venuti, con tutti i pezzi al posto giusto, perché le ore di lavoro hanno dato un buon risultato e perché qualche volta, in un tempo in cui sembra che non succeda più, la cucina è ancora un luogo in cui se ti lanci sei premiato.

Cominciamo